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Cittadini-reporter alla carica

Agoravox è uno dei primi esempi di giornale online che ospita articoli scritti da persone qualsiasi

Una voce per ogni cittadino : è questo in sostanza quanto promette “Agoravox” (www.agoravox.com), uno dei primi esempi di giornale online gratuiti su grande scala e a livello europeo (per ora in francese) costruiti utilizzando i contributi che arrivano direttamente dai cittadini-internauti.
“Chiunque può essere redattore su Agoravox”, dice Carlo Revelli, promotore dell’iniziativa insieme al suo socio Joël de Rosnay, “Basta registrarsi - gratis - e cominciare a inviare le proprie corrispondenze ; le quali possono essere veri e propri articoli, inchieste, notizie di attualità, approfondimenti ma anche immagini, video, riflessioni su particolari tematiche e problematiche, spunti e link ricavati dal proprio blog.” Ecco dunque concretizzarsi in un esperimento in piena salute ed espansione il tanto annunciato “citizen journalism” o “grass-root journalism”che dir si voglia, cioè quel giornalismo che arriva “dal basso”, dai cittadini, e reso possibile grazie a Internet e all’evoluzione digitale dell’informazione.
“Come sostiene il giornalista californiano Dan Gillmor, autore del celebre saggio ‘We the Media’ (i media siamo noi)”, spiega Revelli, italiano trapiantato a Parigi, “Con la crescente democratizzazione delle tecnologie multimediali promossa dal Web potenzialmente ognuno di noi, munito di un cellulare, un computer, una macchina fotografica o una videocamera digitale può diventare un reporter in grado di identificare e proporre informazioni in anteprima ad alto valore aggiunto, difficilmente accessibili o volontariamente celate”. Così, ispirandosi a Gillmor e prendendo a modello esperienze simili, come quelle del sudcoreano OhMyNews (http://english.ohmynews.com), Revelli e Rosnay hanno dato vita ad Agoravox. Ancora in fase di lancio, la rivista online ha però già dimostrato le sue potenzialità ; tutte le sezioni attivate (economia, politica, scienza e tecnologia, ma anche sport, cultura, società, costume, gossip, spettacoli) vengono costantemente nutrite di contenuti interessanti, con notizie, angolazioni, spunti e tagli spesso inediti e originali (vedi per esempio la sezione “Religioni”). “Abbiamo quasi 100mila visite al mese e aumentano ogni settimana ; anche la stampa francese segue con interesse l’iniziativa e persino alcuni ‘veri’ giornalisti hanno deciso di far parte dell’avventura”, dice Revelli, “Al momento sono circa 600 i ‘citizen reporter’ iscritti che hanno inviato più di tremila articoli di cui circa duemila sono stati pubblicati (vi è un comitato editoriale interno che vota ogni articolo, ndr) ; il che non è male dopo neanche quattro mesi di esistenza”.
“Abbiamo così avuto conferma di quanto andavamo sostenendo da tempo”, continua Revelli, che con Rosnay ha fondato dieci anni fa Cybion, società indipendente (presente anche in Italia) specializzata in ricerca d’informazioni strategiche e business intelligence attraverso cui viene finanziata Agoravox, “e cioè che, operando a rete e in maniera congiunta, com’è tipico di Internet, i reporter-cittadini sono in grado di produrre una tale quantità di informazioni, con una tale tempestività e pervasività che né i normali quotidiani, né le televisioni, né le radio, né le più agguerrite agenzie di stampa sarebbero oggi in grado di gestire”.

Ma con tutti i blog e i siti personalizzati oggi facilmente implementabili perché un cittadino-internauta dovrebbe essere spinto a collaborare ad Agoravox ? “Per più di un motivo”, risponde Revelli, “Tanto per cominciare qui diamo spazio a chiunque, anche a chi non ha voglia di gestirsi un proprio sito o blog ; poi tramite una testata in grado di accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica si può acquisire un bel po’ di notorietà : per questo i nostri collaboratori hanno a disposizione una pagina-vetrina in cui possono inserire una loro biografia, curriculum vitae e link esterni di riferimento ; inoltre, quando saremo a pieno regime e cominceremo ad avere un numero consistente di inserzioni pubblicitarie, saremo anche in grado di retribuire i nostri collaboratori in base al loro impegno e alla loro capacità di attirare lettori fidelizzandoli. Infine, noi pensiamo che, nell’era dell’informazione democratica di massa, in qualche modo sia dovere di ogni cittadino partecipare alla creazione dell’informazione globale”. Il prossimo passo ? Aprire un’edizione inglese di Agoravox e, se Revelli e Rosnay riscontreranno sufficiente interesse fra i nostri connazionali, anche un’edizione italiana.
Arianna Dagnino




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